Le
Micotossine, come dice il nome stesso,
sono sostanze dannose per la salute degli animali e
dell’uomo, prodotte da funghi microscopici.
Questi ultimi sono organismi composti da
ife
ovvero strutture filamentose che, prese singolarmente,
sono normalmente invisibili e solo con l’ausilio di
lenti d’ingrandimento o microscopi possono essere
osservate. Le ife, crescendo in lunghezza e numerosità,
danno luogo ad un aggregato, detto
micelio, che ha l’aspetto di una
muffa;
questa può assumere varie colorazioni e generalmente è
facilmente visibile, anche ad occhio nudo, questo per
quanto riguarda i funghi dell'ambiente esterno ai corpi
umani; per questi ultimi occorrono dei microscopi per
rilevare la presenza di questi funghi e delle loro Ife.
Le
Micotossine sono delle
molecole prodotte dal metabolismo di funghi (o muffe)
che crescono e si sviluppano sulle piante in campo o
nelle derrate alimentari durante lo stoccaggio, ma pure
nel corpo umano in genere nell'intestino.
Le
Micotossine
e derivati
(NdR: non solo quelle prodotte dai funghi che si trovano
in natura nei boschi e nei prati, ma anche quelle endo
prodotte nei corpi umani dai funghi esistenti nella
flora batterica - esempio
Candida Albicans e derivati e/o per
l'introduzione attraverso cibi che contengono anche
residui di farmaci veterinari - cioe' dalle carni, uova,
formaggi, vino, cibi
OGM, ecc.), possono essere Cancerogene.
Ecco le
Micotossine più importanti coinvolte nei
processi di cancerogenesi:
Aflatossine: sono un veleno naturale che colpisce
la frutta secca e i cereali nei siti di stoccaggio.
Viene prodotto da muffe del genere Aspergillus in
particolari condizioni di umidità e temperatura. Sono
considerate agenti cancerogeni per l'uomo e per
l'animale. Questi ultimi dopo aver ingerito il mangime
infetto, espelle le aflatossine attraverso l'urina e il
latte che risulta così infetto.
Nell'uomo è accertata l'azione carcinoinducente su
stomaco, intestino e fegato. Il mais prodotto quest'anno
ha presentato una maggiore sensibilità a questa
malattia.
Zearalenoni: sono sono stati ritrovati negli
alimenti di origine vegetale, come contaminanti
naturali.
Lo zearalenone è un lattone dell'acido resorcilico, a
concentrazioni alte determina attività di tipo
estrogeno.
Le specie animali più sensibili all'azione della tossina
sono quella bovina e, soprattutto, quella suina.
Dati recenti indicherebbero un'attività cancerogena
dello zearalenone (aumento nel topo di tumori ipofisari
e epatici), nonché un suo passaggio nel latte.
I prodotti più soggetti all'accumulo di zearalenone sono
essenzialmente i cereali e, in paricolare, il mais, il
frumento, il sorgo, l'orzo e l'avena. In Italia la
tossina si trova con relativa frequenza sia nel mais di
produzione nazionale sia in quello importato (ex
Iugoslavia, Argentina, USA).
Ocratossine: quelle attualmente conosciute sono
l'ocratossina A (OA) e la B (OB) e delle due quella più
tossica è la "A". La biotrasformazione dell'OA è
dipendente dal citocromo P450 sia nell'uomo sia negli
animali e porta alla formazione di intermedi
metabolicamente attivi responsabili dell'azione
cancerogena e di altri effetti tossici.
Il suo assorbimento avviene nel tratto gastrointestinale
e, attraverso la circolazione entero-epatica, può essere
escreta e riassorbita. Il principale organo bersaglio
dell'OA è il rene, ma per dosi sufficientemente elevate
si ha tossicità anche a livello epatico con
infiltrazione grassa e accumulo di glicogeno negli
epatociti (per blocco del sistema enzimatico delle
fosforilasi). Tale malattia, associata all'impiego di
mangimi contaminati da OA, sia per gli aspetti
tossicologici, sia per quelli epidemiologici, ha molte
analogie con una malattia renale dell'uomo, nota come
nefropatia balcanica (balkan endemic nephropaty o BEN)
che colpisce con carattere endemico alcune popolazioni
rurali della Bulgaria, della Romania e della ex
Iugoslavia.
Dal punto di vista anatomopatologico i reni si
presentano ridotti di peso e di grandezza e con una
diffusa fibrosi corticale. Nelle aree endemiche la
nefropatia si associa a una maggiore frequenza di tumori
del tratto urinario e si ha ragione di ritenere che la
suddetta malattia renale sia legata al consumo di
prodotti zootecnici provenienti dagli allevamenti
contaminati. In effetti, l'OA si ritrova con frequenza
anche in elevate concentrazioni nel sangue e nella carne
di maiali colpiti da ocratossicosi cronica. Oltre
all'azione nefrotossica è riportata per questa tossina
un'azione teratogena e immunosoppressiva. Tra i prodotti
che con più frequenza vengono trovati contaminati vi
sono l'orzo, il sorgo, il mais, diversi legumi, il caffè
crudo in grani (la tostatura denatura le ocratossine) e
vari prodotti da forno; ma più preoccupante è la
presenza di OA nei mangimi.
Fumonisine: sono diesteri dell'acido
tricarballilico e polialcoli e, pertanto, caratterizzati
da una struttura molto simile a quella della sfingosina
precursore chimico di tutti gli sfingolipidi (sfingomieline,
ceramidi e gangliosidi) che esplica un importante ruolo
in numerose funzioni cellulari, a livello di crescita,
di differenziazione cellulare e di trasmissione degli
impulsi nel sistema nervoso.
La potente azione inibente delle fumonisine sulla
sintesi degli sfingolipidi sembra essere alla base degli
effetti tossici provocati da queste sostanze e della
loro attività cancerogena per perdita da parte della
sfingosina della funzione di agente antitumorale
endogeno.
Gli studi condotti su queste micotossine hanno
evidenziato una tossicità molto differente nelle diverse
specie animali. Negli equini sono responsabili della
comparsa di una sindrome neurotossica nota come
leucoencefalomalacia, malattia risultante in una necrosi
liquefattivi della materia bianca del cervello che si
manifesta con sonnolenza, paralisi facciale e cecità. Le
fumonisine sono anche epatotossiche, come dimostrato
dalle epatosi acute e dal carcinoma epatocellulare
indotti nei ratti a seguito della somministrazione di
queste tossine.
Sempre nei ratti esse esplicano anche azione
nefrotossica con la comparsa di diverse alterazioni
quali l'interruzione della membrana basocellulare,
rigonfiamento mitocondriale e comparsa di cellule con
citoplasma opaco. Inoltre danneggiano il sistema
immunitario e nelle anatre e nei suini provocano edema
polmonare.
In particolari prove sperimentali effettuate sulla rana,
hanno evidenziato un blocco nel flusso degli ioni
calcio, con conseguente arresto dell'attività cardiaca.
Anche per l'uomo ci sono indizi di cancerogenicità; in
particolare, il consumo di cereali contaminati da
fumonisina potrebbe essere all'origine di un'elevata
incidenza di cancro all'esofago in certe zone del
Nord-Est d'Italia. Recenti osservazioni condotte sugli
allevamenti zootecnici, sugli animali di laboratorio e
su alcune popolazioni a rischio hanno dimostrato
l'esistenza di un reale pericolo anche per l'uomo.
Pertanto, le micotossine rappresentano un fattore di
rischio alimentare poco conosciuto e forse
sottovalutato.
A tal proposito, ricordiamo che spesso prodotti agricoli
contaminati vengono indirizzati verso le industrie
mangimistiche dove avviene il loro stoccaggio e la loro
trasformazione in mangimi.
L'industria mangimistica considera come materie prime
proprio quei prodotti finiti dell'agricoltura che sono a
maggior rischio di contaminazione come mais, grano,
orzo, soia, etc.
Oltre ad essi, un ruolo importante viene ricoperto dai
prodotti secondari delle altre industrie di
trasformazione che hanno un alto valore biologico per
l'alimentazione degli animali (prodotti dell'estrazione
degli oli dai semi oleosi quali farina di arachidi, di
girasole, di soia, di mais, etc.).
Purtroppo, solo in
pochi paesi sono previsti dei limiti per le micotossine
quali ocratossina, patulina, zearalenone,
deossinivalenolo, fumonisine B1-B2, tossina T2).
Tratto da: News Group it.salute
Ricordarsi che le alterazioni degli
enzimi, della
flora, del
pH digestivo e e della mucosa intestinale
influenzano la salute, non soltanto
a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi
parte dell'organismo.
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