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Medicina Alternativa"  
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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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PROSTATA 
Prostatiti: il PSA (test) per la diagnosi, e' utile ?
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PROSTATA
La prostata (ghiandola) di solito ha la grandezza di una noce, ed è dietro il retto, a circa 3 cm dall'ano. Può essere toccata infilando un dito nell'ano.
La prostata è una ghiandola molto importante; essa è situata sotto la vescica ed è attraversata dall’uretra posteriore, che in quella regione, riceve i dotti eiaculatori; essa ha forma di una castagna di circa 3x4 cm; è circoscritta da una capsula fibrosa che si dirama anche all’interno, dividendo la ghiandola in tanti settori, i lobuli; la funzione della prostata è anche quella di contribuire alla produzione del liquido seminale.
Una riserva di funghi  può essere anche la prostata.
Intossicazioni da prodotti chimici:
E così altri solventi usati anche come estrattori e diluenti nelle industrie di vernici, lubrificanti, esplosivi, fibre tessili, benzine, farmaci in fiala (principio attivo in soluzione !), e nei processi di lavaggio a secco, si depositano in altri organi, quali l'utero, causando endometriosi, la prostata, causando prostatite cronica, i reni, causando il morbo di Hodgkin; ed infine gli adulti del "Fasciolopsis" sono coinvolti anche nel sarcoma di Kaposi !
vedi Disintossicazione
La forma più diffusa di cancro della prostata, per gli uomini sopra i 40 anni riguarda la prostata, la ghiandola che si trova sotto la base della vescica e produce una parte del fluido seminale, che si infiamma e diventa piu' grossa. Dato che si trova così vicina alla vescica e all'uretra ed all'ano, i problemi in quest'aerea provocano e/o derivano invariabilmente dei o dai problemi di urinazione e quelli intestinali (specie anali).
Un Conflitto sessuale porta tensione all’utero/prostata.

Vi sono anche vari problemi legati alla peristalsi intestinale:

1 - mancata produzione di sufficiente serotonina per attivare la peristalsi.

2 - troppo stress al quale e' sotto posto l'individuo, che investe i due cervelli (superiore e quello intestinale), cioe' tensione fisica che impedisce il rilassamento della parete del tubo digerente.

3 - elevata temperatura nel tubo digerente, per le cattive digestioni, alterazione del pH digestivo e della flora autoctona, sopra tutto dal duodeno alla valvola ileo cecale - (ileo/cieco) zona ove si trova l'appendice, per fermentazioni e/o putrefazioni esagerate del chimo/chilo,  che richiedono liquidi in loco (sangue e linfa) per tentare di spegnere il "fuoco intestinale" che si produce, liquidi che vengono sottratte alle altre parti/organi e sistemi, ma e sopra tutto dalla periferia del corpo, la pelle; con il tempo le parti del tubo digerente interessate dal cronico aumento di temperatura oltre i 36,5 gradi, si ingrandiscono / ingrossano e il tutto poi, essendo appesantito, prolassa facilmente (scende per gravità), andando a schiacciare le parti basse del ventre, sopra tutto vescica e prostata, sull'ampolla anale (dove stazionano le feci non ancora evacuate dall'ano e che in genere e' quasi sempre infiammato specie nei maschi) parti che al loro volta infiammandosi ed aumentando la loro normale e funzionale temperatura (36,5 gradi)  formano altre patologie tipo: prostatiti + infiammazioni alla vescica, richiamando in un giro vizioso parassiti, funghi, ecc. - il "fuoco intestinale" si spegne solo seguendo le indicazioni del nostro:
Protocollo della salute Cura della prostatite  +  Idro colon terapia  +  Cloruro di Magnesio
vedi in Prodotti Naturali voce Peperoncino: Peperoncino fa male alla Prostata

MALVA    
(Malva sylvestri L.) Foglie e Fiori
Buon lassativo, emolliente, utile nelle tossi, bronchiti e nelle affezioni alle mucose delle vie respiratorie.
Rinfresca le gengive e la bocca in generale.
Utile nelle infiammazioni degli organi dell’apparato digerente e delle vie urinarie, sopra tutto per le mucose viscerali dell’apparato digerente, anche per le prostatiti (infiammazione della prostata); un decotto di malva alla sera ed uno alla mattina per 2 mesi, disinfiammera' non solo la prostata nei maschi ma anche tante altre infiammazioni viscerali, anche nelle femmine.

Oltre al piacere, la salute: la masturbazione aiuterebbe a prevenire l'insorgenza del cancro alla prostata. 
Uno studio condotto da Graham Giles e il suo team al Cancer Council Victoria di Melbourne e pubblicato sul British Journal of Urology ha messo a confronto un campione di 1.079 uomini affetti da cancro alla prostata con un gruppo di 1.259 individui sani coetanei, di età compresa tra i 20 e i 50 anni.
L'indagine si è concentrata sulla frequenza di eiaculazione, piuttosto che sul numero di rapporti sessuali, come facevano studi precedenti. 
Questi ultimi avevano fatto rilevare un aumento del rischio di tumore al crescere del numero di rapporti sessuali e di partner diverse, verosimilmente a causa della maggiore esposizione a infezioni.
La ricerca di Giles, invece, ha messo in luce che una frequenza di cinque o più eiaculazioni a settimana, soprattutto nei ventenni, è associabile a una riduzione del rischio fino al 65 per cento. 
L'ipotesi avanzata è che eiaculazioni frequenti impediscano l'accumulo di agenti cancerogeni nella ghiandola prostatica. 

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LYCOPENE (pomodoro) riduce il PSA nel CANCRO della PROSTATA

Studio condotto all'Università dell'Illinois (Chicago nel 2001: venne usato  un campione di 32 pazienti affetti da cancro della prostata. Tre settimane  prima dell'intervento chirurgico i medici sottoposero tutti i pazienti a una  dieta particolare a base di pasta con sugo al pomodoro, contenente 26,8  milligrammi di Licopene. Prima e dopo le tre settimane controllarono il  livello dell'antigene PSA nel loro sangue: nelle tre settimane precedenti  l'intervento chirurgico, il PSA scese in media del 17,5%, e addirittura del  28,3% nei pazienti che avevano mangiato pasta al pomodoro con maggiore  abbondanza. (NdR: senza buccia)

PSA: Test ?
L'assemblea dei rappresentanti delle associazioni scientifiche intervenute nel 2003 alla Consensus Conference italiana per discutere l'utilità di misurare il PSA, ha condiviso all'unanimità la seguente raccomandazione conclusiva: "Non esiste al momento, in base all'evidenza scientifica, indicazione all'esecuzione dello screening di soggetti asintomatici mediante PSA, sia quale provvedimento sanitario di "popolazione" (invito attivo di residenti selezionati in base all'età), che "spontaneo" (raccomandazione alla popolazione di sottoporsi al dosaggio periodico del PSA).[…]
Il dosaggio del PSA in soggetti asintomatici potrà essere prescritto in occasione di consultazione medica, a giudizio del sanitario, in base agli elementi clinici a sua conoscenza e previa informazione del paziente sui pro e contro della determinazione del marcatore in assenza di un sospetto diagnostico o di fattori di rischio".

Sulla stessa linea si collocano le conclusioni di una ricerca condotta su 1.317 interventi chirurgici (eseguiti nel ventennio tra il 1983 e il 2003) sul tumore della prostata, pubblicata lo scorso ottobre sul Journal of Urology dal titolo "The prostate specific antigen era in the United States is over for prostate cancer" 
Negli Stati Uniti l'era del PSA come esame del tumore alla prostata è finita: "Il largo uso dell'esame del PSA, e l'abbassamento della soglia dei livelli di antigene prostatico oltre la quale si procede a una biopsia, possono aver causato interventi inopportuni su un tumore a lenta crescita che provoca la morte di 226 ogni 100.000 uomini sopra i 65 anni". Insomma, molte delle prostate rimosse non dovevano esserlo.

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Prostata, ombre sulla terapia ormonale
Sul Journal of Clinical Oncology uno studio della Harvard Medical School

Spesso gli effetti negativi, dicono gli esperti americani, superano i reali benefici. La ricerca eseguita su 73.000 pazienti di oltre 66 anni.
Milano 04 ottobre 2006
La soppressione degli ormoni sessuali maschili nei casi di tumore alla prostata localmente avanzato è entrata a far parte della prassi clinica di molti centri di urologia e oncologia.
Ma quali sono i reali benefici di questa cura? E, soprattutto, a che prezzo ?
A questi importanti quesiti risponde, almeno in parte, uno studio appena pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, nell’ambito del quale gli esperti americani della Harvard Medical School hanno elaborato i dati di un gran numero di pazienti per verificare l’efficacia e controllare le possibili conseguenze negative della cura. Ebbene, gli oncologi di Harvard affermano che sono necessarie una maggiore informazione dei pazienti e una minore leggerezza da parte dei medici, che sempre più prescrivono questa terapia senza considerarne tutti gli aspetti.

La deprivazione ormonale si può ottenere con diversi meccanismi farmacologici, ma nello studio in questione gli autori hanno valutato gli effetti di una delle terapie più utilizzate, quella con farmaci che agiscono su un ormone (il gonadotropin-releasing hormone, in sigla: GnRH), a sua volta coinvolto nella produzione dell'ormone sessuale maschile, il testosterone. Tutto questo blocca completamente il desiderio sessuale per la durata della cura, ma frena anche l’avanzamento del tumore prostatico, che spesso è sensibile agli ormoni.
Il calo del desiderio può essere un problema per molti pazienti, ma gli effetti negativi non si fermano qui.
Esaminando i dati di 73.000 uomini di età superiore ai 66 anni, cui era stata fatta una diagnosi di tumore della prostata tra il 1992 e il 1999 e che erano stati poi seguiti fino al 2001, gli oncologi di Harvard hanno visto che era aumentato in questi pazienti il rischio relativo ad altre malattie. In particolare, coloro che avevano assunto analoghi GnRH erano andati incontro a un aumento del rischio di diabete del 44 per cento rispetto agli altri malati.
Il rischio di malattie coronariche e cardiache era invece salito del 16 per cento, quello di infarto dell’11 per cento e infine il rischio di morte improvvisa per crisi cardiaca era aumentato del 16 per cento. Oltre a questo, c’è stata una conferma dei dati emersi negli ultimi anni, secondo i quali la soppressione degli ormoni maschili è collegata a un indebolimento dei muscoli e a un maggior rischio di osteoporosi e di fratture, nonché a un aumento dei casi di obesità e di resistenza all’insulina. Non ci sono, al contrario, prove che questo approccio terapeutico allunghi la sopravvivenza in maniera significativa.

Di fronte a studi che minano certezze consolidate si rimane sempre un po’ sconcertati. Sportello Cancro ha chiesto di commentare questo studio a Massimo Maffezzini, primario della Struttura Complessa di Urologia degli Ospedali Galliera di Genova e consigliere di Europa Uomo Italia onlus, organizzazione che cerca di migliorare il livello di consapevolezza dei malati di tumore alla prostata.
"Questi dati – dice Maffezzini - sono importanti per almeno due motivi: il primo è l’ennesima prova che è necessario studiare di più e meglio le terapie, prima di proporne un utilizzo esteso. Il caso della soppressione ormonale, in tal senso, è illuminante: si tratta infatti di farmaci usati fino dal 1945, e ancora, dopo decenni, siamo qui a verificarne gli effetti collaterali e a porci domande sulla loro efficacia reale. Ma nel frattempo il loro impiego si è diffuso in modo capillare anche per situazioni nelle quali non sarebbero indicati. Come sottolineano i colleghi di Harvard, purtroppo in molti casi sono i malati a chiederla anche quando non sarebbe necessaria, e i medici acconsentono per rassicurare, come se fosse un ansiolitico, e dare la sensazione di fare qualcosa.
La seconda implicazione
– continua Maffezzini - riguarda il rapporto tra medico e paziente: oggi non è più giustificabile un atteggiamento paternalistico secondo il quale il medico dà una sorta di ordine e il suo interlocutore obbedisce in silenzio. In caso si voglia optare per la terapia ormonale, e la situazione clinica sia tale da giustificare la scelta, il medico ha il dovere di esporre le possibili conseguenze e le alternative, tenendo anche conto del fatto che spesso, oggi, questa cura viene proposta a persone che hanno già affrontato una radioterapia o una chemioterapia. Insomma, gli effetti tossici si possono sommare tra loro. In ogni caso – conclude Maffezzini - come ognuno di noi fa quando acquista per esempio un’automobile, prima di decidere sarebbe sempre meglio chiedere una seconda opinione, in modo da poter compiere poi una scelta davvero informata e consapevole".

Gli fanno eco, dalle colonne del Journal of Clinical Oncology, gli autori della ricerca, che concludono:
"Un uomo con un tumore della prostata localmente avanzato ha quasi il cento per cento di probabilità di sopravvivenza nei cinque anni successivi alla diagnosi: la maggior parte di questi pazienti non morirà a causa del tumore. Sarebbe paradossale che, per un eccesso di zelo, si ammalassero di altre malattie".
By Agnese Codignola
Tratto da: http://www.corriere.it/sportello-cancro/articoli/2006/10_Ottobre/04/prostata_ormoni.shtml


vedi: Prostatite

vedi Rimedi Naturali per Prostatiti: cercare in Prodotti: Semi di Pompelmo + Semi di Zucca + Peperoncino
L
eggere anche Idro colon terapia  +  Disintossicazione  +  Alimentazione e Prostata


Ricordiamo che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e e della mucosa intestinale influenzano  la salute,  non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell'organismo.

IMPORTANTE:
 Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto contrasti con le autorita' mediche, e per essere precisi,  affermiamo che NON condividiamo in toto le loro terapie, in quanto per noi seguaci della Medicina Naturale  la malattia (cancro compreso) e' MULTIFATTORIALE, quindi NESSUN prodotto puo', da solo, guarire dalla malattia della quale si e' malati !


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I broccoli fanno bene contro cancro prostata
LONDRA (Reuters) - Solo qualche piatto in più di broccoli a settimana può preservare gli uomini dal cancro alla prostata, secondo quanto riportato oggi da alcuni ricercatori britannici.

Gli studiosi sostengono che una sostanza chimica contenuta nell'ortaggio inneschi centinaia di cambiamenti genetici nell'organismo, attivando i geni che combattono i tumori e inibendo quelli che invece li alimentano. E' quanto ha detto il ricercatore Richard Mithen, biologo all'Institute of Food Research britannico.
Esistono molti elementi a riprova di un collegamento tra una dieta sana ricca di frutta e verdura e la riduzione del rischio di contrarre il cancro. Ma lo studio pubblicato nella rivista Public Library of Science PLoS One è il primo che indaga sui meccanismi biologici di questo processo, ha aggiunto Mithen in un'intervista telefonica.
"Tutti ci dicono di mangiare verdure ma non ci dicono il perché", ha detto Mithen, che ha condotto la ricerca. "Il nostro studio mostra perché le verdure fanno bene".
Mithen e colleghi hanno condotto lo studio su un gruppo di 24 uomini a rischio di cancro alla prostata, a metà dei quali è sono state servite quattro porzioni extra di broccoli e piselli a settimana per un anno rispetto al resto del gruppo. Il gruppo sperimentale ha manifestato centinaia di cambiamenti nei geni atti a combattere il cancro rispetto al gruppo di controllo.
Altri vegetali che possono risultare benefici, hanno aggiunto i ricercatori, sono i cavolini di Bruxelles, cavolfiori, verza e radicchio, tutte verdure contenenti un composto chiamato isotiocianato ed infine i semi di Zucca.
Il cancro alla prostata è al seconda causa di decesso tra gli uomini dopo il tumore ai polmoni. Ogni anno viene diagnosticato a 680.000 uomini in tutto il mondo, e per 220.000 di essi risulta letale.
mercoledì, 2 luglio 2008
borsaitaliana.reuters.it

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Il tumore alla prostata, la forma di cancro più comune tra gli uomini - con 35mila nuovi casi all'anno e 10mila decessi - potrebbe venire dimezzata grazie ad una terapia combinata basata su radioterapia e trattamento ormonale.
Lo rivela uno studio della Umea University in Svezia i cui risultati sono stati pubblicati sull'edizione online del The Lancet.

La ricerca - spiega The Independent - si basa su un esperimento che ha coinvolto oltre 800 uomini scandinavi i quali sono stati assegnati a due gruppi diversi: uno sottoposto a radioterapia e a terapia ormonale, l'altro a solo terapia ormonale. Dopo dieci anni, circa uno su quattro (23,9 %) di coloro che avevano ricevuto solo la terapia ormonale erano deceduti contro solo uno su dieci (11,9 %) di coloro sottoposti a terapia combinata. Inoltre la recidiva (misurata dall'aumento dei livelli ematici di antigene prostatico specifico) era tre volte superiore nei pazienti sottoposti alla sola terapia ormonale.
I risultati hanno tuttavia indicato tra i pazienti curati con radioterapia effetti collaterali più marcati, quali incontinenza urinaria ed impotenza.
Uno degli autori della ricerca, il Professor Anders Windmark, ha parlato di una "netta superiorità" della terapia combinata. I colleghi inglesi specializzati in cancro alla prostata, Chris Parker e Alex Tan dell'Institute for Cancer Research in Sutton, Surrey, hanno descritto tale esperimento "cruciale". "I risultati - hanno detto - dovrebbe cambiare le pratiche attuali, facendo della terapia ormonale a lungo termine combinata alla radioterapia lo standard per gli uomini affetti da cancro alla prostata localizzata avanzata".
Roma, 16 dic. 2008 (Apcom) - Tratto da: tendenzeonline.info

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