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Multinazionali - corporazioni USA - protette da
Leggi speciali, per evitare risarcimenti
collettivi...
Il 18 Febb. 2005 il presidente G. Bush ha
ratificato la piu' radicale misura di "riforma"
degli illeciti civili da oltre un decennio. Il Class Action
Fairness Act rende operativa una riforma degli
illeciti civili, che
precludera' alla popolazione l'accesso ai
tribunali, erodendo in tal modo il
diritto Costituzionale al processo con la
partecipazione della Giuria. Tali riforme
indeboliscono le tutele per i consumatori,
negando a tutti, salvo ai soggetti piu'
facoltosi della societa' il dovuto processo
legale in cause civili collettive intentate da
avvocati, contro societa' e corporazioni per il
risarcimento danni. La
legge trasferira' molte cause civili dalle corti
statali a quelle federali....
I critici sostengono
che il vero scopo di questa legge e' assicurarsi
che tali cause vengano insabbiate alla svelta ed
alla fine archiviate. le cause collettive di
massa sono state molto limitate da quella legge,
cause intentate sopra
tutto contro societa' farmaceutiche; le
nuove limitazioni alle cause collettive
virtualmente garantiscono a banche,
assicurazioni, aziende farmaceutiche ed altre
grandi industrie, che indipendentemente dalla
loro grossolana condotta, le sanzioni eventuali
saranno sempre finanziariamente convenienti... -
vedi anche
Finanza
Ecco cosa afferma il dott. F. Franchi:
"Il più grande ostacolo al progresso della
scienza è il monopolio che ne fanno gli esperti,
tra i quali si crea una rete (il cosiddetto
establishment) che controlla i fondi per la
ricerca, le pubblicazioni, gli incarichi
accademici, le royalities per i test ed i
farmaci, e mira a mantenere la sua posizione
dominante di successo evitando per quanto
possibile che altre idee, altre soluzioni, altre
teorie possano filtrare scalzando le loro.
La censura c’è, e mentre una volta i
"dissidenti" venivano fisicamente eliminati,
oggigiorno lo stesso effetto viene ottenuto
escludendoli dal circuito scientifico e
mediatico che conta. Viene incoraggiata la
raccolta di dati, una massa di dati sempre
crescente, mentre scoraggiata è la loro
elaborazione critica".
Tratto da:
http://www.dissensomedico.it
“L’attacco peggiore delle MACC (Multinational
Agriculture and Chemical Corporations) al
MONDO INTERO”.
Sconvolgente verità sugli
OGM
“Peggio dell'inquinamento chimico a cui potreste
mai pensare, l'inquinamento genetico ha il
potenziale irreversibile e la probabilità di
cambiare la vera natura di tutto il cibo e di
tutta la nostra stessa identità genetica…
Le Multinazionali stanno cambiando il
nostro cibo e gli animali ed
hanno mano libera.
Non ci si può fidare di loro perché non è loro
richiesto nemmeno di etichettare i loro cibi e
non gli viene richiesto nemmeno di fare dei test
sulla loro innocuità. Questo è irreversibile,
inarrestabile e ha la capacità di buttarci, come
una palla di neve, in un verosimile Jurassic
Park...”
By Giuseppe Altieri - Continua su:
http://www.dirittolibertadicura.org/images/OGM/ogm-altieri.pdf
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Legami
segreti tra organizzazioni di pazienti e
compagnie farmaceutiche:
Fonte: Inchiesta del Philadelphia Inquirer, il
quotidiano statunitense "The Philadelphia
Inquirer" ha pubblicato un'inchiesta sui
legami quasi mai dichiarati di sei
organizzazioni non-profit, che affermano di
agire nell'interesse dei pazienti di altrettante
malattie, e le compagnie farmaceutiche.
Le sei organizzazioni, che lo scorso anno hanno
ricevuto complessivamente 29 milioni di dollari
in donazioni dalle industrie farmaceutiche.
Le
multinazionali sono imprese che possiedono altre
imprese dislocate in varie parti del mondo per
ragioni di convenienza economica.
L'insieme di tutte le imprese che appartengono a
una stessa multinazionale formano un gruppo
multinazionale, che nel caso sia di dimensioni
molto grandi, diventa un conglomerato. Si tratta
in genere di imprese di grosse dimensioni (la loro
potenza economica supera spesso quella degli Stati
in cui operano) e non di rado operano sul mercato
in posizione dominante. Le forme di produzione di
queste imprese ed i modelli di consumo che esse
diffondono, si rivelano sostanzialmente inadatti,
e spesso dannosi, per le economie dei Paesi del
Terzo Mondo.
Le imprese multinazionali possono
essere di diverso tipo:
un esempio interessante del tipo di attività
delle multinazionali, è quello legato alla
commercializzazione di uno dei prodotti più
tipici di alcuni dei paesi del sud del mondo, il caffè:
Il 40% di questo prodotto che arriva sul mercato
internazionale è acquistato da multinazionali così
dette commerciali perché si limitano a svolgere
una funzione di intermediazione fra esportatori e
piccoli importatori. L'altro 60% è comprato da
multinazionali cosiddette di trasformazione perché
il loro obiettivo principale è di vendere il caffè
direttamente ai consumatori dopo averlo torrefatto
ed impacchettato.
Tratto da:
http://www.solidea.org/Aree/CES/equo-commercio/multinazionali.htm
L'espressione
"impresa multinazionale" fu utilizzata
per la prima volta da David Lilienthal, direttore
della Tennessee Valley Authority, in una relazione
presentata al Carnegy Institute of Technology nel
1963.
Il termine assunse, tuttavia, risonanza
internazionale il 20 aprile 1963, quando il
settimanale Business Week dedicò al tema un
numero speciale dal titolo appunto Multinational
Companies. In seguito, sono state distinte altre
tipologie di imprese in base al loro grado di
coinvolgimento all'estero.
Nel 1973 Robinson (Cfr.
Beyond the Multinational Corporation, 1971)
propose una sorta di graduatoria, in cui
individuava:
-
le
imprese
multinazionali, imprese
caratterizzate da un chiaro ed effettivo
"orientamento internazionale", ma
limitato dal fatto che la sede dei processi
decisionali rimane all'interno del paese
d'origine;
-
le
imprese
internazionali, imprese che
intrattengono attività con l'estero e le
gestiscono tramite uno specifico "ufficio
estero" ove è collocato personale
specializzato;
-
le
imprese
transnazionali, imprese
caratterizzate da assetti proprietari
ripartiti tra azionisti di paesi diversi, il
cui "centro decisionale" non è
legato a motivazioni o condizionamenti di
carattere nazionale;
-
le
imprese
sovranazionali, in cui
l'orientamento internazionale è ancora più
spiccato e non esistono condizionamenti legati
alla struttura dell'impresa od anche a fattori
di carattere psicologico o giuridico.
Con
l'espressione "impresa multinazionale"
(da qui in poi IM) si intende più
specificatamente un'impresa che possiede o
controlla attività di produzione di beni o
servizi in vari paesi. Ciò significa che non è
sufficiente per un'impresa svolgere semplici
attività di commercializzazione (compravendita di
prodotti realizzati nel paese d'origine) o
effettuare investimenti all'estero di carattere
puramente finanziario (non legati direttamente a
finalità produttive, investimenti di portafoglio)
per essere qualificata come
"multinazionale".
Il termine IM, tuttavia, ha registrato nel tempo
una diffusione così ampia da essere utilizzata
comunemente anche per indicare le imprese
appartenenti alle categorie con un grado di
coinvolgimento internazionale più ampio.
L'elemento caratterizzante dell'IM è in
definitiva la realizzazione di investimenti
diretti esteri (IDE), investimenti finanziari che
implicano la volontà da parte dell'investitore di
esercitare un "controllo diretto"
sull'impresa estera, nonché di intervenire in
modo consistente nelle decisioni relative alle
varie fasi della produzione. I motivi che possono
spingere un'impresa ad investire all'estero sono
molteplici.
Solo tenendo in considerazione l'interazione tra i
diversi fattori che influenzano le scelte di
investimento degli operatori è possibile tentare
di risalire alle cosiddette "determinanti
degli IDE".
Secondo Dunning, il padre della "teoria
eclettica delle multinazionali", le decisioni
degli investitori rispondono alla volontà di
avvalersi di tre principali categorie di vantaggi:
-
"vantaggi
specifici dell'investitore" legati alla
disponibilità di un know how più avanzato
(inteso come patrimonio di conoscenze
tecnologiche, capacità organizzative e
manageriali superiori) rispetto ai concorrenti
esterni, nonché ad una serie di altri fattori
propri dell'investitore, come la possibilità
di contare su un più ampio accesso al credito
ed alle materie prime.
-
"vantaggi
di internalizzazione" legati alla
necessità di aggirare ostacoli di varia
natura (misure protezionistiche, costi di
trasporto) che possono pregiudicare la
presenza di un'impresa in un paese.
Il mercato
di un paese estero diventa, in seguito
all'effettuazione di un investimento diretto,
"interno" all'impresa, consentendo
alla IM di superare le rigidità che i confini
statali possono rappresentare.
-
"vantaggi
di localizzazione" legati all'opportunità
di avvalersi dei benefici derivanti
dall'utilizzazione di fattori locali ed alla
possibilità, investendo direttamente sul
territorio, di rispondere più rapidamente ad
eventuali mutamenti intercorsi nella realtà
del paese.
Effettuando
considerazioni in merito alla maggiore o minore
presenza di tali vantaggi, gli investitori
decidono, alternativamente, di produrre
direttamente sul mercato estero, di cedere licenze
e vendere brevetti, rinunciando ad una parte dei
vantaggi detenuti, o di limitarsi a servire il
mercato estero tramite esportazioni. La presenza
di un grado accettabile di stabilità interna e di
una serie di misure volte a garantire la
funzionalità del mercato, la realizzazione di
investimenti infrastrutturali materiali ed
immateriali (strade, ferrovie, ponti, ma anche
istruzione e qualificazione delle risorse umane),
l'elaborazione di politiche volte a favorire lo
sviluppo tecnologico e la ricerca scientifica, la
predisposizione di misure destinate ad incentivare
l'apertura verso l'esterno del paese considerato,
sono tutti fattori che contribuiscono a
determinare la decisione dell'impresa di investire
all'estero.
Per i paesi d'origine dell'impresa che
investe all'estero, così come per quelli di
destinazione dell'investimento, la valutazione dei
vantaggi e dei costi legati all'effettuazione
degli IDE risulta, tuttavia, complessa e
controversa.
Per i paesi investitori i fattori da
considerare sono molteplici. La fuoriuscita di
ingenti flussi di capitale, infatti, può
determinare nel paese investitore la perdita di
risorse indispensabili per il proprio sviluppo, la
sottrazione di posti di lavoro specialmente nei
settori più deboli dove la manodopera è meno
specializzata e, nel breve periodo, un deficit
complessivo della bilancia dei pagamenti. Nel
lungo periodo, tuttavia, il paese in questione può
beneficiare del c.d. "rimpatrio dei
profitti" e dell'afflusso di risorse relative
ai pagamenti corrisposti per l'acquisto di beni
capitali, manufatti ed altri prodotti provenienti
dal paese d'origine dell'investimento. Il paese,
inoltre, può sopperire alla perdita di posti di
lavoro meno qualificati fornendo manodopera
specializzata, dotata di un know how tecnico e
manageriale superiore.
Anche nei paesi di
destinazione degli IDE i fattori da tenere in
considerazione sono complessi.
L'afflusso di
capitali può dar luogo, per ragioni uguali e
contrarie a quelle esposte per i paesi di
provenienza degli IDE, ad un miglioramento dei
conti con l'estero nel breve periodo.
Nel lungo periodo, tuttavia, il rimpatrio degli
utili maturati e l'acquisto di beni capitali o di
altri prodotti provenienti dal paese d'origine
dell'investimento possono capovolgere la
situazione. Il paese di destinazione di un
investimento, inoltre, può avere interesse a non
permettere che vi sia un controllo estero di quei
settori ritenuti di particolare importanza per
l'economia nazionale. Il problema si presenta con
particolare evidenza nei paesi in via di sviluppo
in cui la disponibilità di capitale interno è
scarsa ed in cui il rischio di cedere attività
fondamentali per la crescita del paese è
maggiore. In particolare, il controllo di settori
strategici come quelli delle telecomunicazioni e
dell'informazione dà agli investitori
internazionali la possibilità di avvalersi di uno
strumento di pressione molto efficace, che arriva
a poter influenzare la vita politica stessa del
paese ospitante.
Gli
IDE possono essere causa di dipendenza economica e
tecnologica dei paesi più poveri da quelli
industrializzati dove hanno sede le grandi
multinazionali. Ciò può avvenire non solo perché
molte delle risorse produttive locali (come le
materie prime, il risparmio e la capacità
imprenditoriale) vengono assorbite dalle imprese
straniere, ma anche perché il paese di
destinazione può essere privato di qualsiasi
stimolo alla ricerca che rimane prevalentemente di
competenza del paese investitore. D'altra parte
l'afflusso di capitali e di capacità
imprenditoriali genera non solo un incremento
dell'occupazione locale, ma anche un miglioramento
delle condizioni generali dell'ambiente economico
del paese, stimola la realizzazione di opere
infrastrutturali e favorisce il diffondersi delle
conoscenze tecnologiche e manageriali. Dunque,
ogni valutazione in merito all'operare delle IM
non può prescindere dalla considerazione della
complessità di tutti questi elementi.
Se,
da una parte, è vero che gli IDE favoriscono una
migliore utilizzazione su scala internazionale dei
fattori della produzione, d'altra parte, è anche
vero che è auspicabile che la realizzazione degli
investimenti avvenga nell'ambito di processi di
crescita più equilibrati. Le IM sono ormai
interlocutori diretti degli stati. Caratterizzate
da un'estrema rapidità dei meccanismi decisionali
e da un'elevata flessibilità operativa, le IM
hanno assunto in molti casi dimensioni di vere e
proprie nazioni (vedi tabella 1) e con esse
trattano da pari a pari. La quota del capitale
transnazionale sul PIL mondiale è passata dal 17%
della metà degli anni '70, al 24% del 1982 ed a
oltre il 30% nel 1995. Se si eccettuano alcune
società anglo-olandesi a capitale misto (i gruppi
Shell e Unilever), 6 soli paesi rappresentano
l'assoluta maggioranza di queste imprese.
Geograficamente, la maggior parte di esse sono
suddivise tra Stati Uniti (30), Giappone (18),
Francia(10), Germania (9), Regno Unito (8) e
Svizzera (5).
L'importanza
della materia ha indotto l'Organizzazione per lo
Sviluppo e la Cooperazione Economica (OCSE in
sigla:) ad avviare nel maggio 1995 una serie di
importanti negoziati, poi falliti, per la
conclusione di un accordo in materia di
investimenti internazionali: l'accordo
multilaterale sugli investimenti (MAI).
Il MAI prevedeva l'applicazione da parte dei suoi
firmatari della "clausola della nazione più
favorita" nei rapporti con gli investitori
internazionali e del principio del
"trattamento nazionale", che impone di
assicurare a tutti modalità di trattamento uguali
rispetto a quelle utilizzate nei confronti di
operatori nazionali. Il MAI, inoltre, abilitava
gli investitori internazionali a citare
direttamente in giudizio gli stati per ottenere un
compenso per azioni che, secondo il testo
dell'accordo, abbiano dato luogo ad "...una
mancata opportunità di trarre guadagno da un
piano di investimento". Con l'adozione
del MAI, dunque, la capacità delle IM di incidere
sull'economia mondiale si sarebbe ampliata
notevolmente. Il fallimento dell'iniziativa
promossa ha determinato notevoli pressioni affinché
il tema venga trattato nell'ambito del prossimo
ciclo di negoziati (Millennium Round) che si terrà
presso l'organizzazione mondiale per il commercio
(OMC).
Il tema della relazione esistente tra norme
internazionali sugli investimenti e il diritto dei
paesi ospitanti di regolamentare autonomamente
l'attività economica sul proprio territorio è,
infatti, un argomento di grande rilevanza e
delicatezza, la cui risoluzione determinerà in
futuro non solo i rapporti tra stati nazionali e
IM, ma anche il nostro sistema di sviluppo
economico. Libere da qualsiasi vincolo
territoriale e spinte prioritariamente da
obiettivi di profitto, le IM si sono affermate
negli ultimi cento anni come protagoniste assolute
dello scenario internazionale. Non sempre, però,
i principi di convenienza economica che ispirano
le IM nella loro azione si conciliano con quei
criteri di convenienza politica che dovrebbero
ispirare il comportamento degli stati per il
raggiungimento di obiettivi di benessere
socio-economico condiviso.
Gli
scambi tra paesi possono comprendere non solo
prodotti, ma anche mezzi di produzione o fattori
produttivi come il lavoro o il capitale fisico.
Una forma particolare ma molto importante di
commercio del capitale fisico (investimenti
diretti) avviene quando un'impresa domiciliata in
un paese apre una nuova unità produttiva in un
altro paese. In questo caso l'impresa diventa una
multinazionale (dall'inglese, multinational
enterprise).
Le multinazionali sono imprese che
arrivano a grandi o grandissime dimensioni nella
madrepatria e poi iniziano ad aprire nuovi
impianti all'estero. La diffusione delle imprese
multinazionali è partita dagli Stati Uniti negli
anni '50 ed è un aspetto caratteristico della
globalizzazione moderna.
Le attività multinazionali non vanno confuse con
un altro fenomeno oggi molto esteso, la cosiddetta
delocalizzazione, ossia il fatto che un'impresa
trasferisce completamente la propria attività
all'estero, probabilmente a causa di costi di
produzione o trattamento fiscale più convenienti.
Le ragioni di nascita delle multinazionali sono più
complesse, e tra esse hanno certo un ruolo
problemi inerenti alla dinamica interna delle
grandi imprese.
Il ruolo delle attività multinazionali nei paesi
in via d'industrializzazione è molto controverso.
-
I
fautori dei vantaggi della partecipazione
all'economia mondiale sottolineano la
possibilità che l'arrivo di multinazionali
acceleri il processo d'industrializzazione,
consenta un elevato tasso d'investimento,
introduca più rapidamente nuove tecnologie,
favorisca lo sviluppo di nuove professioni e
quindi del capitale umano, e generi un più
elevato tasso di crescita dell'economia.
-
I
critici obiettano che le multinazionali hanno
uno scarso impatto sull'occupazione locale in
quanto
-
tendono
ad utilizzare manodopera specializzata della
madrepatria,
-
in
quanto grandi imprese, tendono a produrre
limitazioni della concorrenza e a introdurre
pratiche monopolistiche,
-
hanno
uno scarso effetto sul reddito locale in
quanto gran parte dei profitti sono
rimpatriati,
-
possono
creare varie forme di dipendenza del paese
ospitante rispetto al paese investitore, tra
cui la creazione d'interferenze politiche
straniere per la tutela degli interessi dei
loro insediamenti industriali.
Tratto da:
http://www.utopie.it/mondialita/multinazionali.htm
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Come
l'Agip contamina l'Ecuador
Le industrie petrolifere stanno dissanguando la foresta amazzonica.
Pensateci prima di fare benzina alle vostre auto
Si è chiusa la visita in regione di José Proaño,
giovane attivista ecuadoriano di
Acción
Ecológica, invitato a Trento e Bolzano
dall'assessora provinciale Iva Berasi nell'ambito
della assemblea «l'Onu
dei Popoli», che ha anticipato la marcia
della pace Perugia-Assisi.
Proaño ha una denuncia gravissima da portare in Italia, sulla
terra dell'ammiraglio Cristoforo Colombo che nel
1492 sbarcò ad Haiti dando il via alla conquista
dell'America e al genocidio più spaventoso della
storia umana (70 milioni di indios immolati
sull'altare della ragione moderna).
Cinquecento anni dopo l'Italia continua ad essere
un paese da cui si parte per conquistare e
depredare le terre latinoamericane. Proaño parla
nel nome degli indios ammalati di tumore,
defraudati della terra, repressi con i manganelli,
oppressi e impoveriti.
Ecco in che cosa consiste la denuncia all'Italia: "Ogni
volta che vedete una pubblicità dell'Eni/Agip,
guardatela bene, leggete quello che sta dietro
agli slogan, immaginatevi la vita che muore.
Perché questo è il messaggio pubblicitario che
arriva sulla nostra pelle: è un messaggio di
morte e di distruzione.
Le industrie
petrolifere stanno dissanguando la foresta
amazzonica, ammalando i contadini, uccidendo gli
ecologisti. Tutto questo sotto lo sguardo
inerte dei governi e delle istituzioni preposte
alla salvaguarda dei diritti umani. Amici di
Trento e di Bolzano che avete camminato insieme a
me nella marcia per la pace Perugia-Assisi pensate
alla foresta amazzonica e agli indios che muoiono
di cancro prima di fare benzina alle vostre
auto".
Le cifre che ha in mano Proaño sono
agghiaccianti: "Alcuni scienziati hanno
calcolato che in determinate zone della foresta il
tasso di contaminazione è pari a quello di
Hiroshima".
Accion Ecologica è una organizzazione non governativa fondata da
Esperanza Martinez (premio Langer nel 2002) con lo
scopo di difendere i diritti dei contadini e
dell'ambiente. «L'Agip ha occupato 200 mila
ettari di territorio nella foresta - ha detto Proaño
- e voi italiani dovete sapere quello che
significa la presenza di questa multinazionale sul
nostro territorio. È come un fungo atomico che
uccide la vita.
E se pensiamo che quattro milioni
di ettari di foresta sono occupati dalle
quattordici imprese petrolifere presenti in
Ecuador, si comprende perfettamente la cifra della
distruzione: circa un terzo della foresta
appartiene alle multinazionali. Ma non si era
detto che l'Amazzonia è il polmone dell'umanitàm
?»
Gli ambientalisti che denunciano questa situazione
sono minacciati di morte: «Lo scorso anno - ha
detto Proaño - un nostro compagno è stato
ammazzato brutalmente mentre stava lottando per la
difesa dei campesinos e quest'anno la repressione
è stata particolarmente violenta».
Durante un incontro a Bolzano nell'ambito del festival multietnico,
José Proaño, ha spiegato come le multinazionali
del petrolio occupino la foresta al prezzo di
qualche fischietto e di due palloni da calcio e
poi cominciano a trivellare, a far scorrere i tubi
in mezzo agli alberi e a tagliare piante, bruciare
terre, contaminare la terra.
Come cinquecento anni
fa. Come i fischietti e i cappellini
dell'ammiraglio scambiati con l'oro, il ferro, il
rame delle miniere.
Poveri indios: «Non posseggono armi - scrisse
Colombo nel suo diario - non hanno spirito
guerriero, vanno ignudi e indifesi e sono tanto
vili che in mille non saprebbero attendere tre dei
miei uomini».
Oggi come allora. La conquista continua.
By Francesco Comina, tratto dal quotidiano
"L'Adige"
06-10-2005 - By José
Proaño di Acción Ecológica - Relazione
dell’ispezione effettuata a El Triunfo il 15 Ottobre
2004 - Tratto da:
unimondo.oneworld.net
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Un
assurdo trasporto di acque minerali –
Sfruttamento delle sorgenti di Acqua
La Nestlé Waters, leader mondiale della
distribuzione di acqua in bottiglia, si è vista
consegnare il “sasso rosso del diavolo”
La
Nestlé Waters, leader mondiale della
distribuzione di acqua in bottiglia, si è vista
consegnare lunedì da alcuni attivisti dell'Iniziativa
delle Alpi, il “sasso rosso del
diavolo”. La società ricorre infatti a troppi
trasporti di acqua ritenuti assurdi.
Il
direttore di Nestlé Waters aveva espresso la
volontà di promuovere il trasporto ferroviario,
ma fino ad oggi le sue sono state “solo parole
al vento”, hanno commentato i responsabili
dell'Iniziativa delle Alpi in una conferenza
stampa lunedì a Berna.
Nonostante la Svizzera disponga di acqua minerale
e di acqua potabile in grandi quantità, Nestlé
importa e distribuisce acque minerali francesi e
italiane. Solo le importazioni in Svizzera
generano un traffico attraverso le Alpi stimabile
in 12'000 viaggi in autocarro all'anno.
Troppi
trasporti su strada
La
San Pellegrino viene importata dall'Italia
attraverso il San Gottardo e il Sempione
unicamente per camion, come pure la maggior parte
delle acque Contrex e Perrier dalla Francia.
Questo fatto ha indotto l'associazione a conferire
a Nestlé Waters il premio del “sasso rosso del
diavolo”, sebbene questa azienda non sia l'unica
a trasportare acqua su strada.
Henniez effettua ben il 90 per cento dei suoi
trasporti su strada. La Migros rifornisce invece i
suoi centri di distribuzione per ferrovia in
ragione del 97 per cento e anche il gruppo
Coca-Cola (Valser) e la Coop. fanno sempre più
ricorso al treno.
Sfruttare
le alternative
"In
Svizzera" - ha rilevato Georges Darbellay,
coordinatore dell'Iniziativa delle Alpi per la
Svizzera romanda, "non mancano nemmeno le
alternative valide al consumo di acqua
minerale".
Invece di pagare da 500 a 1000 volte in più, i
consumatori dovrebbero esigere dalle rispettive
autorità comunali la fornitura di acqua corrente
di buona qualità a un prezzo ragionevole. L'acqua
potabile svizzera - secondo Darbellay - non teme
paragoni con le acque minerali in bottiglia.
Inoltre, il consumo di acqua dal rubinetto risulta
senz'altro più ragionevole dal punto di vista
dell'economicità, dell'ambiente e della giustizia
sociale. Gli apparecchi in commercio consentono
inoltre di ottenere comodamente e in modo
economico acqua gasata a domicilio.
Chi invece non
vuole rinunciare ad un'acqua mineralizzata,
dovrebbe per lo meno scegliere la fonte più
vicina.
L'industria dell’acqua in bottiglia è uno
dei settori meno regolati e che presenta il
maggior tasso di crescita.
Paesi
poveri penalizzati
Tendenze
che stanno prendendo piede anche nei paesi in via
di sviluppo, senza però per questo fornire alle
popolazioni più povere acqua di miglior qualità,
ha rilevato da parte sua Marianne Hochuli, della
Dichiarazione
di Berna. La Hochuli ha inoltre fatto
presente il pericolo che la vendita di acqua in
bottiglia diminuisca ulteriormente la disponibilità
dei governi ad investire nelle reti locali di
approvvigionamento di acqua potabile.
La tendenza
in atto ha un'altra grave conseguenza:
Nestlé e altre multinazionali del settore
- ha detto - stanno tentando di assicurarsi i
diritti per lo sfruttamento delle sorgenti,
sottraendo così uno dei beni più preziosi alla
collettività per trasformarlo in una merce
privata.
L'instancabile
ricerca di nuove fonti di acqua pulita da
imbottigliare sta inoltre portando ad uno
sfruttamento sconsiderato delle sorgenti.
Nestlé, ad esempio, con l'acquisizione del gruppo
Perrier nel 1994, è divenuta proprietaria delle
sorgenti del parco acquatico di Sao Lourenco
(Brasile).
Negli anni seguenti, Nestlé ha scavato
due pozzi di 150 metri di profondità per poterne
ricavare giornalmente 60'000 litri di acqua
minerale di alta qualità. Questo sfruttamento ha
però tolto all'acqua il suo particolare sapore e
una delle sorgenti si è persino esaurita.
La
risposta di Nestlé Waters
Reagendo
alla consegna del “sasso rosso del diavolo”,
la Nestlé Waters ha fatto sapere che il trasporto
con la ferrovia rimane uno dei suoi obiettivi.
“Stimiamo a 6000 le importazioni di acque
minerali per il 2003, in camion o treno.
Utilizziamo il treno nel 20% dei casi”, ha
dichiarato il direttore generale André Granelli.
“Quasi il 60% dei prodotti francesi sono
trasportati con la ferrovia, mentre tutte le acque
italiane viaggiano in camion”.
Granelli ha
citato due problemi: la cattiva connessione della
rete italiana e i clienti che non sono
raggiungibili con il treno. Ma la situazione con
l'Italia dovrebbe migliorare dal 2005.
Tratto
da:
www.swissinfo.org
Curiosità
sulla
NESTLE'
Come ripetutamente segnalato dall'UNICEF la Nestlé viola il
codice internazionale redatto dall'Organizzazione Mondiale
della Sanita che proibisce la promozione dell'uso di latte in
polvere per I'alimentazione dei neonati...
Bisogna sapere che nelle società povere, i bambini allattati
artificialmente sono 25 volte più esposti alla morte di
quelli allattati al seno.
Il
Premio Nobel DARIO FO ha sparato a zero contro la Nestlé,
responsabile di aver diffuso in Africa il latte in polvere:
"Hanno compiuto una strage infame dicendo che andavano
a salvare l'umanitàˆ. Ma sono andati solo per interesse di
mercato".
Padre PIER MARIA MAZZOLI (direttore del mensile Nigrizia) ha
presentato il punto di vista dei missionari che esprimono
forti perplessità e disaccordo sulla politica delle
multinazionali:
Dal Monte: frutta, De Beers: diamanti
Shell: petrolio, ma Nestlé in particolare perché è
una delle più potenti con una affermata presenza in Africa.
BEPPE GRILLO ha attaccato le multinazionali della chimica e i
brevetti di tutte le nuove forme di vita.
Sapete cosa e' la Novartis
? E un'azienda nata dalla fusione di Ciba e Sandoz.
La Ciba ha prodotto in Giappone un farmaco che nel
primo mese ha fatto 30 morti e tremila un anno dopo.
La Sandoz ha invece il premio per i pesticidi: ha
gettato tonnellate di rifiuti tossici nel Reno, dandoci i
“pesci-diesel".
Ciba e Sandoz insieme ? E come se Toto Riina e Pacciani si
fossero associati per creare un asilo per bambini".
ed INOLTRE una delle ultime azioni contro tutti noi e
stato quello di far passare la possibilita' di etichettare
come cioccolato, prodotti fatti anche senza il cacao, pensate
un po'...! .. e d'altra parte, cosi facendo si abbassano ancor
più i prezzi pagati ai contadini del sud del mondo produttori
del vero cacao.
.....ed
intanto:
SYNGENTA,
UTILE 2004 A +124% -
Il
colosso dell'agro
business vede in
positivo anche il 2005
(ANSA) - LONDRA, 10 FEB
- Syngenta, tra i
principali produttori di
composti chimici per
l'agricoltura, ha chiuso
il 2004 con un utile
netto cresciuto del
124%. Il bilancio mostra
una crescita dell'utile
da 340 milioni di
dollari del 2003 a 762
milioni del 2004.
In forte crescita anche
le vendite salite
dell'11% (da 6,5
miliardi di dollari del
2003 a 7,3 miliardi del
2004).
L'ebitda e' cresciuto
del 18%. In forza dei
risultati, i vertici di
Syngenta si dicono
ottimisti, almeno per il
2005 e per il 2006
-
vedi
Agricoltori suicidi
Buon boicottaggio... a tutte queste multinazionali !
-
vedi anche
Big
Farma
Altri
Links sull'argomento Multinazionali
http://www.disinformazione.info/multinazionali.htm
http://www.manitese.it/boycott/boycott.htm
http://www.tmcrew.org/killamulti/
http://web.peacelink.it/boycott/
http://www.tmcrew.org/mcd/dietromc.html
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AGRICOLTURA -
Via
libera Ue al commercio
del mais transgenico
GA21 -
28/3/2008  
La decisione non
permette la coltivazione
sul suolo comunitario.
L'ogm è destinato all'alimentazione
degli animali.....che
poi si mangiano....
La Commissione europea
ha concesso oggi alla
Syngenta, azienda
leader mondiale dell'agrobiotecnologia
(OGM),
l'autorizzazione ad
importare in Europa una
varietà di mais
geneticamente
modificato, il GA21,
creato specificamente
per l'alimentazione
degli animali. La
decisione di Bruxelles,
venuta a seguito del
mancato accordo
raggiunto tra i ministri
dell'Agricoltura dei
Ventisette, non
autorizza la
coltivazione in campo
del mais e sarà
effettiva, per 10 anni,
solo dopo la
pubblicazione sulla
Gazzetta ufficiale
europea attesa nei
prossimi giorni.
La Syngenta potrà
commercializzare il mais
GA21 in forma di grani
per l'uso in cibi e
mangimi e per la
trasformazione
industriale.
Il GA21 era già stato
precedentemente autorizzato
nell'Ue, ma solo per la
commercializzazione dei
prodotti trasformati.
Nonostante il rischio
che gli OGM "vivi"
possano essere seminati
illegalmente, l'Autorità
europea di sicurezza
alimentare (Efsa), che
ha sede a Parma, aveva
dato il suo via libera
alla commercializzazione
lo scorso
ottobre, ritenendo «improbabile
che il mais GA21 abbia
effetti contrari sulla
salute umana e degli
animali o sull'ambiente
nel contesto degli usi
previsti».
I prodotti
commercializzati nell'Ue
derivati dal mais GA21
dovranno sottostare alle
rigorose norme
comunitarie su
tracciabilità ed
etichettatura degli Ogm.
Ecco la forza di
queste
multinazionali....gli
enti preposti alla ns
salvaguardia....vengono
corrotti.....
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